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Capitolo Cinque. Platone.

Paragrafo 1 . La parola parlata e la parola scritta.
     
Solo se si pensa che la scrittura fonetica greca risale a un esiguo
numero  di decenni prima di Socrate e Platone, si pu capire quanto
il  problema  della parola scritta sia essenziale nella riflessione
filosofica  tra  quinto  e quarto secolo. Socrate  aveva  fatto  la
scelta  radicale del rifiuto della scrittura; Platone fa la  scelta
opposta: affida il suo pensiero alla scrittura.
     
Scripta manent.
     
Proprio   l'uso  della  scrittura  aveva  favorito  i  pi  antichi
filosofi,  impegnati nella ricerca di ci che permane: il perdurare
della  parola  scritta rispetto alla caducit della parola  parlata
offriva l'opportunit di fissare la Verit.
     I  sofisti,  convinti del carattere relativo e  momentaneo  di
ogni  verit,  fanno un largo uso della scrittura: sono  autori  di
trattati,  e anche i loro discorsi, destinati ad essere pronunciati
in  pubblico,  sono preparati per iscritto. Una  verit,  anche  se
destinata  a  essere  superata e sostituita da  altre  verit,  pu
durare  pi a lungo se fissata con la scrittura. I roghi  di  libri
sono  la  scorciatoia per cancellare verit scomode o  inopportune;
pi tardi i roghi saranno affiancati o sostituiti dalla censura.
     Ma  se la Verit, sia essa assoluta o provvisoria, non  data,
  un  processo  in  atto,  impossibile trasferirla  in  un  testo
scritto,  che    una  riproduzione di tipo  statico.  Gli  scritti
restano - scripta manent -, ma restano immobili e identici,  mentre
il pensiero  una attivit dinamica.
     Quando Platone, nel Fedro, riscopre - come abbiamo visto -  il
mito  di  Theuth,(1)  attribuendone  il  racconto  a  Socrate,   ha
chiarissimi  i  termini del problema e ne ha anche  individuato  la
soluzione:  ha  inventato una scrittura dinamica, il  dialogo,  che
tenta di riprodurre il pensiero non nel suo aspetto definito, nelle
conclusioni  ormai raggiunte, ma nel suo nascere e  nel  suo  farsi
attraverso le contraddizioni.

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Il dialogo scritto.
     
Anche  il  dialogo scritto  un paradosso, nella misura in  cui  il
termine  "dialogo"  si  riferisce  per  definizione  al  linguaggio
parlato  e  non  certo a quello materialmente fissato  mediante  la
scrittura.  Gli  autori  comici e i grandi  poeti  tragici  avevano
scritto  dialoghi per il teatro. Il testo teatrale,  anche  se  pu
essere  gustato e apprezzato attraverso la lettura,   destinato  a
essere  rappresentato sulla scena:  una parola scritta per  essere
detta.   I   dialoghi   di   Platone  non   sono   destinati   alla
rappresentazione, sono parola scritta per essere letta.
     Con  la  scelta  di  scrivere dialoghi filosofici  Platone  ha
cercato di superare il paradosso socratico della non scrittura:  ha
riprodotto  sulla pagina bianca la pratica quotidiana  di  Socrate,
che  non  scriveva perch aveva bisogno di un contatto diretto  con
l'interlocutore,   delle   sue   risposte   da   confutare,   delle
contraddizioni da fare emergere; Platone ha descritto Socrate e gli
interlocutori, le risposte e le confutazioni, le contraddizioni che
ne  emergono.  Il  dialogo, ritenuto da Socrate l'unica  forma  del
filosofare,  diventa  con  Platone  l'unico  modo  di  scrivere  di
filosofia.

